Articolo 1434 Codice Civile
(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)
Violenza
Dispositivo
La violenza (1) è causa di annullamento del contratto, anche se esercitata da un terzo.
Note
(1) La norma si riferisce alla violenza psichica che consiste nella minaccia di un male ingiusto che viene fatta ad una persona per coartarne la volontà. Essa si distingue dalla violenza fisica, difficilmente ipotizzabile in materia, che si configura quando, materialmente, la manifestazione di volontà è frutto di costringimento fiscio (esempio tipico è quello del soggetto che firma un contratto quando la sua mano è guidata da altri); in tal caso, mancando completamente una volontà, il negozio deve ritenersi nullo. La violenza si distingue anche dal mero timore reverenziale (1437 c.c.), quale soggezione che si ha verso una figura autorevole, che è irrilevante, e dallo stato di pericolo (v.1447 c.c.) poichè mentre questo è determinato da un evento oggettivo, la prima dipende dalla minaccia di altri.
Massime giurisprudenziali (7)
1Cass. civ. n. 2612/2025
La violenza morale, ai fini dell'annullamento del contratto, può estrinsecarsi anche in modo indeterminato o indiretto, purché sia specificamente diretta a estorcere il consenso per l'atto impugnato. La valutazione della sussistenza della violenza morale e del rapporto di causalità tra questa e il compimento dell'atto è riservata al giudice di merito e non è censurabile in sede di legittimità, se adeguatamente motivata.(Cassazione civile, Sez. II, ordinanza n. 2612 del 4 febbraio 2025)
2Cass. civ. n. 4440/2024
In tema di violenza morale, quale vizio invalidante del consenso raggiunto in sede di separazione consensuale omologata, i requisiti previsti dall'art. 1435 c.c., possono variamente atteggiarsi, a seconda che la coazione si eserciti in modo esplicito, manifesto e diretto, o, viceversa, mediante un comportamento intimidatorio, oggettivamente ingiusto, anche ad opera di un terzo. È in ogni caso necessario che la minaccia sia stata specificamente diretta ad estorcere la dichiarazione negoziale della quale si deduce l'annullabilità e risulti di natura tale da incidere, con efficacia causale concreta, sulla libertà di autodeterminazione dell'autore di essa.(Cassazione civile, Sez. I, ordinanza n. 4440 del 20 febbraio 2024)
3Cass. civ. n. 27323/2022
L'azione di annullamento delle pattuizioni di contenuto economico contenute negli accordi di separazione consensuale omologata può essere esercitata, integrando un vizio della volontà, nel caso di violenza morale, che si verifica qualora uno dei coniugi subisca una minaccia specificamente finalizzata ad estorcere il consenso alla conclusione del negozio, di natura tale da incidere, con efficienza causale, sul determinismo del soggetto passivo, che in assenza della minaccia non avrebbe concluso l'accordo, a differenza del caso in cui la determinazione della parte sia stata provocata da timori meramente interni, ovvero da personali valutazioni di convenienza. (Nella specie, la S.C. ha cassato la decisione della corte territoriale che, nell'escludere la configurabilità della violenza morale, non aveva adeguatamente valorizzato l'esistenza di minacce da parte dell'ex coniuge, seppur giudizialmente accertate in sede penale, né la loro efficacia a coartare la volontà della ricorrente).(Cassazione civile, Sez. I, ordinanza n. 27323 del 16 settembre 2022)
4Cass. civ. n. 12058/2022
In materia di annullamento del contratto per vizi della volontà, si verifica l'ipotesi della violenza, invalidante il negozio giuridico, qualora uno dei contraenti subisca una minaccia specificamente finalizzata ad estorcere il consenso alla conclusione del contratto, proveniente dalla controparte o da un terzo e di natura tale da incidere, con efficienza causale, sul determinismo del soggetto passivo, che in assenza della minaccia non avrebbe concluso il negozio. Ne consegue che il contratto non può essere annullato ex art. 1434 c.c. ove la determinazione della parte sia stata determinata da timori meramente interni ovvero da personali valutazioni di convenienza, senza cioè che l'oggettività del pregiudizio risalti quale idonea a condizionare un libero processo determinativo delle proprie scelte.(Cassazione civile, Sez. II, ordinanza n. 12058 del 13 aprile 2022)
5Cass. civ. n. 19974/2017
In tema di violenza morale, quale vizio invalidante del consenso, i requisiti previsti dall'art. 1435 c.c. possono variamente atteggiarsi, a seconda che la coazione si eserciti in modo esplicito, manifesto e diretto, o, viceversa, mediante un comportamento intimidatorio, oggettivamente ingiusto, anche ad opera di un terzo; è in ogni caso necessario che la minaccia sia stata specificamente diretta ad estorcere la dichiarazione negoziale della quale si deduce l'annullabilità e risulti di natura tale da incidere, con efficacia causale concreta, sulla libertà di autodeterminazione dell'autore di essa. L'apprezzamento del giudice di merito sulla esistenza della minaccia e sulla sua efficacia a coartare la volontà di una persona, si risolvono in un giudizio di fatto, incensurabile in cassazione se motivato in modo sufficiente e non contraddittorio. (Nella specie, la S.C. ha confermato la decisione di merito che aveva escluso fosse viziato da violenza morale un accordo di risoluzione consensuale, raggiunto a seguito di trattative condotte con l’assistenza degli avvocati di entrambe la parti, che prevedeva il pagamento al dirigente di somme superiori a quelle cui avrebbe avuto diritto in caso di recesso illegittimo).(Cassazione civile, Sez. Lavoro, sentenza n. 19974 del 10 agosto 2017)
6Cass. civ. n. 20305/2015
In materia di annullamento del contratto per vizi della volontà, si verifica l'ipotesi della violenza, invalidante il negozio giuridico, qualora uno dei contraenti subisca una minaccia specificamente finalizzata ad estorcere il consenso alla conclusione del contratto, proveniente dalla controparte o da un terzo e di natura tale da incidere, con efficienza causale, sul determinismo del soggetto passivo, che in assenza della minaccia non avrebbe concluso il negozio. Ne consegue che il contratto non può essere annullato ex art. 1434 c.c. ove la determinazione della parte sia stata determinata da timori meramente interni ovvero da personali valutazioni di convenienza, senza cioè che l'oggettività del pregiudizio risalti quale idonea a condizionare un libero processo determinativo delle proprie scelte.(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 20305 del 9 ottobre 2015)
7Cass. civ. n. 11371/2014
La domanda di annullamento del contratto per violenza morale non può essere riqualificata dal giudice come domanda di annullamento per dolo, egli incorrendo, altrimenti, in ultrapetizione per mutamento del fatto costitutivo.(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 11371 del 22 maggio 2014)