Articolo 1924 Codice Civile

(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)

Mancato pagamento dei premi

Dispositivo

Se il contraente non paga il premio relativo al primo anno, l'assicuratore può agire per l'esecuzione del contratto nel termine di sei mesi dal giorno in cui il premio è scaduto. La disposizione si applica anche se il premio è ripartito in più rate, fermo restando il disposto dei primi due commi dell'articolo [1901]; in tal caso il termine decorre dalla scadenza delle singole rate.

Se il contraente non paga i premi successivi nel termine di tolleranza previsto dalla polizza o, in mancanza, nel termine di venti giorni dalla scadenza, il contratto è risoluto di diritto, e i premi pagati restano acquisiti all'assicuratore, salvo che sussistano le condizioni per il riscatto dell'assicurazione o per la riduzione della somma assicurata [1925].

Massime giurisprudenziali (6)

1Cass. civ. n. 22864/2016

Il pagamento dell'obbligazione pecuniaria è un atto satisfattivo unilaterale che esige la volontà del debitore o di un suo incaricato, non essendo concepibile "in iure" che un pagamento possa avvenire per effetto della semplice volontà del creditore; ne deriva che se il terzo incaricato non adempie, il debitore sarà tenuto a rispondere del suo operato verso il creditore insoddisfatto ai sensi dell'art. 1228 c.c. (Nella specie, la S.C. ha ritenuto che il soggetto assicurato, il quale aveva concordato con l'assicuratore l'addebito dei premi in conto corrente, dovesse rispondere, agli effetti dell'art. 1924 c.c., del mancato pagamento del premio, a nulla rilevando, nei rapporti con il creditore, se ciò fosse avvenuto per negligenza dello stesso debitore o dell'istituto di credito, ossia per l'assenza di un ordine di pagamento rivolto a quest'ultimo o per l'inadempimento dell'ordine stesso).(Cassazione civile, Sez. VI-3, ordinanza n. 22864 del 9 novembre 2016)

2Cass. civ. n. 12353/2006

Le disposizioni dell'art. 1901 cod. civ., in quanto contenute in un articolo collocato tra le disposizioni generali sulle assicurazioni, sono applicabili, oltre che alle assicurazioni contro i danni, anche alle assicurazioni sugli infortuni o invalidità poichè alle predette assicurazioni non è riferibile l'eccezione prevista nell'ultima parte dell'ultimo comma della norma, che esclude le assicurazioni sulla vita dall'ambito di applicazione delle precedenti disposizioni della norma medesima, nè è applicabile la norma dell'art. 1924 cod. civ. disegnata sulla specificità della struttura e della funzione dell'assicurazione sulla vita, avente di regola finalità di risparmio e di capitalizzazione. Peraltro, entrambe le norme - quella dell'art. 1901 e quella dell'art. 1924 cod. civ. - si riferiscono soltanto agli effetti dell'inadempimento dell' obbligazione di pagamento del premio nascente da contratto già concluso ed efficace, non alla decorrenza pattizia dell'efficacia del contratto o delle obbligazioni che da esso derivano, che rimane affidata all'autonomia negoziale delle parti. (Principio affermato dalla Suprema Corte con riferimento a fattispecie in cui l'applicabilità dell'art. 1901, 1° comma., cod. civ. era stata invocata per sostenere l'operatività della polizza assicurativa nonostante l'evento si fosse verificato prima della data convenzionale di decorrenza della copertura). (Rigetta, App. Brescia, 24 Giugno 2002).(Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 12353 del 24 maggio 2006)

3Cass. civ. n. 8558/1994

In tema di assicurazione sulla vita, nel caso in cui le parti, in deroga a quanto disposto dall'art. 1924, comma 2, c.c., abbiano previsto la possibilità di riattivazione automatica del rapporto, entro sei mesi dalla scadenza del premio non pagato, verso pagamento dei premi arretrati e degli interessi legali, ovvero la possibilità di riattivazione dopo i sei mesi entro i due anni dall'indicata scadenza, subordinatamente all'accertamento da parte dell'assicurazione del buono stato di salute dell'assicurato, la risoluzione di diritto opera solo allo spirare di quest'ultimo termine, mentre con la riattivazione non si determina il sorgere di un nuovo contratto, ma riprende a spiegare effetti lo stesso rapporto che, in seguito all'omesso pagamento del premio, era venuto a trovarsi in una situazione di quiescenza.(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 8558 del 20 ottobre 1994)

4Cass. civ. n. 401/1988

Con riguardo a contratto di assicurazione sulla vita, la dichiarazione di riscatto da parte dell'assicurato produce i suoi effetti dal momento in cui perviene all'assicuratore trattandosi di dichiarazione ricettizia, ma il dichiarante (purché in regola con il pagamento dei premi) può anche implicitamente differire gli effetti del riscatto al momento della cessazione della copertura assicurativa, atteso che la regolamentazione pattizia di deroga all'art. 1924 c.c. deve essere sempre ispirata al principio contenuto nell'art. 1901 dello stesso codice, il quale presuppone la persistenza del rapporto di corrispettività tra pagamento del premio ed assunzione del rischio da parte dell'assicuratore.(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 401 del 20 gennaio 1988)

5Cass. civ. n. 1883/1977

In tema di assicurazione sulla vita, la norma dettata dall'art. 1924 secondo comma c.c., secondo la quale il mancato pagamento dei premi successivi al primo, nel termine prescritto dalla polizza, o, in difetto, nel termine di venti giorni dalla scadenza, comporta la risoluzione di diritto del contratto, non è compresa nell'elenco delle disposizioni derogabili solo in senso più favorevole all'assicurato, fissato dall'art. 1932 c.c. Pertanto, è valida la clausola di polizza che deroghi all'indicata disposizione, regolando gli effetti del mancato pagamento dei premi secondo i principi generali posti dall'art. 1901 c.c. (risoluzione di diritto solo nel caso in cui l'assicuratore non agisca per la riscossione dei premi entro sei mesi dalle relative scadenze). Un tale patto non è riconducibile fra quelli onerosi o vessatori, di cui all'art. 1341 secondo comma c.c., e, quindi, ove contenuto in condizioni generali di contratto, non richiede una specifica approvazione per iscritto.(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 1883 del 13 maggio 1977)

6Cass. civ. n. 172/1972

Il principio secondo cui il rilascio di una quietanza presuppone la esistenza di un negozio produttivo dell'obbligazione di pagamento, la cui esistenza la quietanza stessa serve a documentare, non può essere invocato a sostegno di una sanatoria della morosità — ai fini della riattivazione di un rapporto assicurativo sulla vita in stato di quiescenza per la mancata corresponsione del premio — allorché per la riattivazione medesima siano previsti ulteriori adempimenti quali quelli della corresponsione degli interessi e della sottoposizione a nuova visita medica.(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 172 del 22 gennaio 1972)