Articolo 2303 Codice Civile
(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)
Limiti alla distribuzione degli utili
Dispositivo
Non può farsi luogo a ripartizione di somme tra soci se non per utili realmente conseguiti [2321], [2433], [2621], n. 2] (1).
Se si verifica una perdita del capitale sociale, non può farsi luogo a ripartizione di utili fino a che il capitale non sia reintegrato o ridotto in misura corrispondente.
Note
(1) Sono «utili realmente conseguiti» quelli che rappresentano un'eccedenza del patrimonio sul capitale. Il socio che ha ricevuto utili fittizi deve restituirli.
Massime giurisprudenziali (2)
1Cass. civ. n. 23/2017
Nelle società di persone, e, in particolare, nella società in accomandita semplice, non sussiste, in caso di azzeramento del capitale per perdite, alcun obbligo di ricostituzione dello stesso o di messa in liquidazione della società, fermo restando, però, che, riportate a nuovo le perdite, il calcolo degli utili ripartibili tra i soci, ai sensi dell’art. 2303 c.c., deve essere operato sul patrimonio effettivo della società e, dunque, ripianando integralmente le perdite subìte nell’esercizio precedente.(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 23 del 3 gennaio 2017)
2Cass. civ. n. 4454/1995
A norma dell'art. 2262 c.c., nella società di persone, il singolo socio ha diritto alla immediata percezione degli utili risultanti dal bilancio, dopo l'approvazione del rendiconto, a differenza di quanto avviene nelle società di capitali, in cui l'assemblea che approva il bilancio delibera sulla distribuzione degli utili (all. 2433 c.c.). Tuttavia, anche nella società di persone, il socio ha diritto alla percezione degli utili solo se effettivamente conseguiti (art. 2303 c.c.), con la conseguenza che è legittimo il comportamento dell'amministratore di una società in accomandita semplice, che, nella formazione del rendiconto annuale, uniformandosi a quanto previsto nella formazione dei bilancio delle Spa, procede ad un accantonamento prudenziale di un importo a fronte della concreta possibilità dell'insorgere di un debito risarcitorio della società, a causa della chiamata in garanzia della stessa per pretesi vizi di una fornitura.(Cassazione civile, Sez. I, sentenza n. 4454 del 20 aprile 1995)