Articolo 784 Codice Civile
(R.D. 16 marzo 1942, n. 262)
Donazione a nascituri
Dispositivo
La donazione può essere fatta anche a favore di chi è soltanto concepito [462] c.c.], ovvero a favore dei figli di una determinata persona vivente al tempo della donazione, benché non ancora concepiti [463], [785] c.c.].
L'accettazione della donazione a favore di nascituri benché non concepiti, è regolata dalle disposizioni degli articoli [320] e [321] (1).
Salvo diversa disposizione del donante, l'amministrazione dei beni donati spetta al donante o ai suoi eredi (2), i quali possono essere obbligati a prestare idonea garanzia [1179] c.c.]. I frutti maturati prima della nascita sono riservati al donatario se la donazione è fatta a favore di un nascituro già concepito (3). Se è fatta a favore di un non concepito, i frutti sono riservati al donante sino al momento della nascita del donatario (4) [785] comma 3 c.c.].
Note
(1) Ai sensi dell'art. 320 del c.c., l'accettazione spetta ai genitori congiuntamente o a quello di essi che esercita in via esclusiva la responsabilità genitoriale, previa autorizzazione del giudice tutelare. Ove i genitori non possano o non vogliano accettare l'eredità, può essere nominato un curatore speciale (v.art. 321 del c.c.).
(2) La donazione fatta al nascituro è sottoposta alla condizione sospensiva della nascita. Prima che tale evento si verifichi, la proprietà del bene donato è del donante, motivo per cui spetta a questo l'amministrazione del bene.
(3) Al verificarsi della nascita, il donatario si considera taleex tunc.
(4) Diversamente da quanto previsto per l'ipotesi precedente, la donazione fatta a favore di un non concepito non ha efficacia retroattiva ma operaex nunce i frutti fino ad allora prodotti dal bene rimangono del donante.
Massime giurisprudenziali (3)
1Cass. civ. n. 12407/2025
In un giudizio di divisione dei beni comuni, ai sensi dell'art. 784 cod. civ., è indispensabile la partecipazione di tutti i condividenti, i quali conservano la qualità di litisconsorti necessari in ogni stato e grado del processo, indipendentemente dall'attività e dal comportamento processuale di ciascuna parte.(Cassazione civile, Sez. II, ordinanza n. 12407 del 10 maggio 2025)
2Cass. civ. n. 21510/2019
Il giudizio di divisione "mortis causa" deve svolgersi, ai sensi dell'art. 784 c.c., con la partecipazione di tutti i condividenti, la cui qualità di litisconsorti necessari permane in ogni stato e grado del processo, indipendentemente dall'attività e dal comportamento processuale di ciascuna parte. (Nella specie, la S.C. ha rimesso gli atti al giudice di primo grado, ex art. 354, comma 1, c.p.c., per essersi tale grado di lite, nonché il successivo giudizio di gravame, svolto senza la partecipazione necessaria di due condividenti, illegittimamente estromessi in prime cure a seguito di rinuncia agli atti del giudizio ad opera dell'attore, seguita dall'accettazione degli interessati).(Cassazione civile, Sez. II, ordinanza n. 21510 del 20 agosto 2019)
3Cass. civ. n. 17094/2006
In un giudizio di rivendicazione che riguardi una quota ideale di un bene in comproprietà "pro indiviso", non può essere ordinato il rilascio della quota, ma il giudice deve limitarsi alla declaratoria della titolarità da parte del rivendicante della predetta comunione per la quota indicata, atteso che è necessario prima procedere alla concretizzazione della quota in una porzione determinata attraverso la divisione del bene stesso, con la partecipazione necessaria di tutti i comproprietari. (Cassa con rinvio, App. Napoli, 24 Aprile 2002).(Cassazione civile, Sez. II, sentenza n. 17094 del 27 luglio 2006) Corte cost. n. 494/2002È esperibile l'azione per la dichiarazione giudiziale della paternità e della maternità naturali anche nelle ipotesi previste dall'art. 251, 1° comma, c.c., per l'illegittimità costituzionale dell'art. 278, 1° comma, c.c., nella parte in cui esclude la dichiarazione giudiziale della paternità e della maternità naturali e le relative indagini nei casi in cui il riconoscimento dei figli incestuosi è vietato (art. 251 c.c.).(Corte costituzionale, sentenza n. 494 del 28 novembre 2002)